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26 gennaio 2016

Il potere delle aspettative

Ciao Giovanna, ti scrivo per raccontarti la strana scenetta che ha accompagnato la nascita di mia figlia e chiederti un piccolo consiglio. Avevo già un maschietto e desideravo ardentemente una femminuccia, puoi immaginare la delusione quando dall’ecografia mi annunciano che aspettavo un altro maschio. Me ne sono vergognata un po’ dopo, tutti i figli sono un dono e in fondo era solo la futile gioia di comprare vestitini rosa e svolazzanti … me ne sono quindi “fatta una ragione”, riposto “piccole donne” nel cartone in soffitta e sorridevo all’idea di passare la vita a decidere se è più forte un dinosauro o Spiderman. E poi…e poi viene fuori una femminuccia, una bellissima femminuccia, proprio come avevo sognato poche settimane prima. Non mi sembrava vero, siamo impazziti di gioia, mio marito, io, i nonni, tutti felicissimi.
Lo sono ancora, il mio quadro è come completo ora, eppure… qualche settimana fa mettevo via i vestitini dei primi mesi ormai troppo piccoli e mi ritrovo tra le mani una tutina celeste che non sono riuscita a cambiare. Mi è venuto in mente quel bambino, quello di cui avevamo parlato al fratello, quello che aveva un nome, una faccia, una vita per 9 mesi nella mia pancia e che poi non è stato. Mi sono venute le lacrime agli occhi e non ne ho parlato con nessuno. Non ho più voluto riaprire metaforicamente quella porta perché ogni volta che ci penso, sento di averlo perso, di averlo tradito attraverso la gioia provata per la nascita di un’altra…so che è folle, che è lo stesso bambino, ma non riesco a convincere la mia mente…

C.

Cara C. capisco bene il tuo disagio e anche la difficoltà a parlare di questo con qualcuno a te vicino. E’ importante che tu stessa realizzi, sul piano razionale dell’incongruenza delle tue reazioni emotive rispetto alla situazione che racconti. E’ chiaro che cognitivamente ti rendi conto che non hai nessun motivo per compiangere un bambino non realmente esistito, ma la tua emotività non risponde con la stessa linearità che ti aspetti. Quello che stai sperimentando è il potere enorme che le aspettative hanno su di noi esseri umani. Il tuo cervello è andato in dissonanza, prima desideravi una femmina ti hanno detto che era un maschio, sei rimasta delusa hai elaborato che era così, facendo uno sforzo emotivo naturalmente, una volta adattata a questa idea al parto, hai avuto una sorpresa, qualcosa molto contrario a quello che ti aspettavi e non hai retto all’impatto. Anche se la femmina era quello che desideravi in partenza non te lo aspettavi più il tuo cervello aveva archiviato la cosa e aveva accettato un maschio. Tutto è sfuggito al tuo controllo.  Le aspettative ci aiutano a gestire l’ansia del futuro, hanno un potere enorme sul corpo e sul nostro equilibrio mentale. Un esempio classico per farti comprendere la forza delle aspettative sulla mente è quello dell’effetto placebo in cui il soggetto non sente più il dolore perché gli viene fatto credere che è stato usato un antidolorifico. In sostanza una realtà attesa anche se non realizzata se realmente creduta dal soggetto diventa concreta. Le aspettative hanno il potere di cambiare la nostra percezione della realtà condizionando le nostre relazioni, i nostri sentimenti e il nostro comportamento.
Spero che la mia spiegazione riesca in parte a farti comprendere i tuoi sentimenti e tuoi comportamenti vissuti da te come “folli” e che invece sono perfettamente spiegabili. Non dimenticare anche che nella natura umana è insito il desiderio di quello che non c’è, se abbiamo una cosa, ne desideriamo un’opposta, se otteniamo questa, desideriamo di nuovo la prima. Insomma difficilmente riusciamo a goderci quello che abbiamo nel momento in cui lo abbiamo. Riuscire a vivere appieno quello che viviamo nel momento stesso in cui accade è sicuramente il segreto della felicità. Sono sicura che il tempo e il gran da fare che ti darà tua figlia, ti sarà di grande aiuto a superare questa esperienza di aspettativa disattesa e ti farà godere quello che hai sempre voluto facendoti realizzare che lo hai ottenuto. Ricorda “Chi vuol essere lieto sia del doman non v’è certezza”.

Dr.ssa Giovanna Celia

 

FONTE : REPUBBLICA.IT