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Feb

EMDR: PRESENTAZIONE DELL’INTERVENTO NELL’AMBITO DEL “THE EVOLUTION OF PSYCHOTERAPY”

Dott.ssa Claudia Iannone, psicologa, specializzanda in psicoterapia strategico-integrata

 

L’Emdr (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), il metodo di psicoterapia messo a punto dalla dottoressa Francine Shapiro, viene riconosciuto tra i trattamenti elettivi per il disturbo post trumatico da stress ed i disturbi dissociativi. Lo afferma l’Organizzazione mondiale della Sanità, affiancando all’Emdr la terapia cognitivo-comportamentale ed escludendo del tutto il trattamento a mezzo psicofarmaci. E’ ancora l’organo internazionale ad allargare lo spettro d’azione dell’Emdr a tutte le fasce d’età, bambini compresi. Risultati ribaditi proprio da colei che ha sviluppato il metodo durante la serie di workshop tenuti nell’ambito del The Evolution of Psychotherapy svoltosi ad Anaheim lo scorso dicembre. La più importante convention internazionale, focus imperdibile sulle nuove ricerche in ambito psicologico e psicoterapeutico, ha ospitato la studiosa del Mental Research Institute di Palo Alto, in California, nonché fondatrice dell’ente no-profit Emdr Humanitarian Assistence Programs. Assegnataria del premio internazionale di psicoterapia “Sigmund Freud” di Vienna, nonché di riconoscimenti pervenutigli da istituzioni quali l’associazione psicologica della California e dall’associazione americana di psicologia, Francine Shapiro ha offerto all’auditorio un focus dettagliato dell’Emdr, con la proiezione di slide esplicative e di video relativi a due interventi effettuati su un donna vittima di abusi sessuali perpetrati da parte del padre ed una bambina sottoposta a maltrattamenti in famiglia. Due casi affrontati con l’Emdr che hanno dato risultati sin da subito, agendo, in modo particolare – a conferma della base teorica che muove l’approccio – sull’incremento della visione positiva di sé riscontrata nei due soggetti durante le sedute. Un approdo che passa attraverso l’eliminazione della sofferenza e dei sintomi da essa provocata per restituire l’intera gamma di emozioni, il senso del Sé e di autoefficacia propri di un adulto sano, membro integrato della società e, per questo, capace di interagire e relazionarsi appropriatamente, essere resiliente, avere spunti positivi, capacità di coping e di empatizzazione. Obiettivi che Francine Shapiro chiarisce nell’ambito di un intervento dettagliato in cui, in prima analisi, a tenere banco sono i dati sull’efficacia dell’Emdr. Gli studi conferiscono un quadro più che ottimistico con assenza di disturbi nell’84/100% dei soggetti con singolo trauma, trattati con l’Emdr nell’arco di tre sedute. Un metodo che alla pari dell’approccio cognitivo comportamentale risulta convalidato dall’esperienza, ma che dalla stessa CBT si distacca per l’assenza di modifica diretta dei pensieri, la mancata necessità di una descrizione dettagliata dell’evento, di esposizione graduale e assegnazione di lavori da compiere a casa. Benchè il disturbo su cui agiscono sia lo stesso, infatti, le due terapie non condividono i meccanismi neurobiologici di base su cui intervengono. La base teorica di partenza è differente. Come descritto dalla dottoressa Shapiro a mezzo slide proiettate durante il suo intervento californiano, infatti, mentre la terapia psicodinamica è fondata sull’analisi dei conflitti intrapsichici (ed il trattamento si basa sul transfert) e la CBT si fonda sui pensieri ed i comportamenti disfunzionali e prevede la manipolazione diretta degli stessi per la loro modificazione, l’Emdr considera la base della patologia il mancato processamento fisiologico dei ricordi e delle esperienze negative. Questo il dato di partenza su cui si fonda il trattamento che interviene sull’accesso ed il processamento di questi ricordi, sulle cause e sugli scenari futuri. Una differenza sostanziale riscontrabile soprattutto in quelli che sono i risultati della terapia. Come messo in evidenza dagli studi (Bouton, 2000; Rescola, 2000), l’Emdr ha risultati a lungo termine consolidati rispetto alla terapia cognitivo-comportamentale, in cui sono circoscritti all’evento traumatico trattato ma non sono generalizzabili a nuovi contesti e nuovi eventi.

Tutto ruota, come accennato, intorno al processamento dei ricordi. Il “modello del processamento adattivo delle informazioni” (Shapiro, 1995, 2001) in prima istanza considera il passato come presente. Ognuno di noi ha un sistema per processare le informazioni che ci permette di dare un senso al mondo. E la presenza di ricordi non processati contribuisce all’emersione di fattori negativi. E saranno questi fattori (in assenza di deficit organici o genetici) a determinare l’insorgenza di disfunzioni della percezione, autoconsapevolezza, risposta, capacità, tratti di personalità e sintomi correlati. E ciò per il semplice motivo che quei ricordi, non “metabolizzati” a dovere, contengono gli effetti, i pensieri, le sensazioni, i comportamenti codificati al tempo dell’evento e che, quindi, si manifesteranno sotto forma di incubi e flashback ad indicare la presenza del trauma.

Un trauma che nelle formulazioni di Francine Shapiro assume connotati molto differenti ampliando lo spettro semantico sino a giungere ad una vera e propria ridefinizione del proprio significato. In quest’ottica molti eventi di vita possono avere risultanze negative e provocare gli stessi sintomi di un trauma inteso come evento singolo e per lo più circoscrivibile. Ciò perché ogni vicenda agisce sul modello di sistema di processamento delle informazioni. Si consideri, ad esempio, il caso di un minore sottoposto a centellinate e continue situazioni di disagio familiare. Conflitti genitoriali, esposizione alla rabbia e alla negatività familiare, depressione materna e mancanza di cure familiari o bullismo possono portare allo sviluppo di un cattivo funzionamento del sistema di processamento delle informazioni così come si avrebbe in presenza di un singolo evento traumatico.

Come si comporta, a questo punto, l’Emdr? La domanda trova risposta ancora nelle esemplificazioni della psicoterapeuta. Sono otto le fasi elaborate nell’ambito del trattamento:

  • L’approccio iniziale: indagine sulla storia del paziente, identificando il target del processamento: gli eventi passati, quelli presenti, i comportamenti di cui si avrà bisogno nel futuro;
  • La preparazione: acquisizione delle tecniche per il controllo dell’emozione e del processamento;
  • Valutazione dei componenti del target: immagine del Sè, pensieri negativi e positivi, emozioni, sensazioni;
  • Desensibilizzazione: il processamento del target include l’emergere degli insight, delle emozioni, delle sensazioni e di altri ricordi;
  • Istallazione: la fortificazione dei pensieri positivi;
  • L’analisi corporea: tramite l’eliminazione delle sensazioni fisiche residue;
  • Chiusura: il mantenimento dei risultati;

8)      Rivalutazione: controllo di tutti gli aspetti processati e dell’integrazione sociale raggiunta.

Un approccio cadenzato che, in uno studio intrapreso da Van der Kolk, et al. (2007), pubblicato sul Journal of Clinical Psychiatry, sulla comparazione tra l’uso della tecnica Emdr e la somministrazione della fluoxetina, ha evidenziato come sia nei bambini che negli adulti la remissione dai sintomi di un disturbo post traumatico sia più significativa dopo l’utilizzo del primo intervento.

E ciò tramite la costruzione di nuove connessioni tra i ricordi disfunzionali e le nuove informazioni funzionali. Tutte le nuove esperienze, infatti, vengono sommate a quelle precedenti che, qualora non processate bene, non fanno che rinforzare l’esperienza negativa ed il pensiero negativo rispetto a qualsiasi evento, anche futuro, e alla visione di sé. Questo comporta, chiaramente, implicazioni cliniche importanti, poiché genera una vulnerabilità maggiore a disturbi mentali quali disturbi d’ansia, depressione ed altre diagnosi. Tuttavia, per permettere che il processo abbia luogo, il paziente ha bisogno di poter accedere all’informazione senza “paura di aver paura”; deve credere che esiste una visione positiva, deve essere capace di “stare” nel presente. E qui si interviene il metodo messo a punto dalla Shapiro che, riproponendo i movimenti oculari rapidi presenti durante il sonno Rem, dà al paziente la possibilità di poter integrare i ricordi negativi dell’esperienza con il resto delle informazioni, facilitando l’insight e la comprensione dei ricordi, riducendo ed eliminando gli affetti negativi associati. L’azione giunge a toccare l’ambito fisiologico, comportando la riduzione dell’incremento dell’attività limbica, del giro cingolato anteriore e della ganglia basale e facendo registrare un aumento del volume dell’ippocampo (Lansing et al., 2005).

Un metodo, dunque, che trova riscontri negli studi, l’approvazione della comunità scientifica internazionale e che si apre anche al trattamento di disturbi legati ad abusi sessuali, molestie su minori, dipendenza dal sesso, gioco patologico, abuso di sostanze e nella terapia del dolore. Queste sono le conclusioni che chiudono un emozionante intervento, complesso dal punto di visto tecnico-scientifico, eppure reso accessibile, semplice e chiaro dalla professoressa di Palo Alto, una delle più brillanti menti della psicologia moderna.

 

BIBLIOGRAFIA

 

Bouton, M.E. (2000); Rescorla, R. A. (2000). In: Craske et al. 2006, Optimizing inhibitory learning during exposure therapy, Behaviour Research and Therapy, Volume 46, Issue 1, January 2008, 5–27.

 

Shapiro, F. (1995). Eye movement desensitization and reprocessing: Basic principles, protocols and procedures. New York: Guilford Press.

 

Shapiro, F. (2001). Eye movement desensitization and reprocessing: Basic principles, protocols and procedures (2nd ed.). New York: Guilford Press.

 

Van der Kolk, B. et al. (2007). A Randomized Clinical Trial of Eye Movement Desensitization and

Reprocessing (EMDR). Fluoxetine, and Pill Placebo in the Treatment of Posttraumatic Stress Disorder: Treatment Effects and Long-Term Maintenance. Journal of Clinical Psychiatry. Vol. 68, Issue 1, 37-46.

 

Lansing et al., (2005). High–Resolution Brain SPECT Imaging and Eye Movement Desensitization and Reprocessing in Police Officers With PTSD. Journal of Neuropsychiatry and Clinical Neurosciences. Vol. 17, Issue 4.